Arte, cultura, tradizioni e storia

Villa Laderchi a Faenza: un edificio di fine ottocento tra storia e leggenda

A Faenza La Rotonda, meglio conosciuta come Villa Laderchi, potrebbe benissimo essere la ideale location per ospitare film di carattere gotico e noir. Questa storica villa offre delle atmosfere dense di mistero tanto da originare leggende di fantasmi che in più occasioni e da più persone, sono stati visti come anche porte che misteriosamente si aprono da sole. La villa in passato è stata sede di convegni di gruppi massonici che hanno lasciato simbologie che testimoniano la loro presenza in talune stanze che celano un oscuro significato. 

Non è nuova a leggende e racconti pregni di mistero questo territorio romagnolo dove, tra torri e castelli, si trovano tanti luoghi che sollecitano la fantasia ad essere ricettiva a storie di apparizioni e fantasmi. Soprattutto durante le caldi notti d’estate, quando la temperatura invita a passeggiare per combattere l’afa, Villa Laderchi attira il visitatore a credere alle leggende a lei dedicate e a vederla più come luogo dove celebrare un antico e segreto culto, piuttosto che pensarla come residenza dei conti Laderchi da sempre proprietari. C’è da aggiungere il fatto che recentemente un gruppo di cercatori di fantasmi hanno visitato la Rotonda verificando la presenza di alcuni fenomeni anomali che non hanno saputo spiegare. 

Il progetto di questa villa di Faenza fu opera dell’architetto Antolini nel 1798 volle dare l’impronta neoclassica allo stile dell’edificio voluto dal conte Achille Laderchi. Prese il nome ‘Rotonda’ a causa del salone principale che aveva una pianta circolare alla quale corrispondeva un colonnato all’esterno però solo semicircolare. Tra il 1835 ed il 1840, la villa subì un ampliamento da ambo i lati. 

Passò di mano alla morte del conte a suo figlio Laderchi juniore che andò in sposa ad una figlia dei conti Zucchini, Anna. Successivamente la proprietà fu acquistata da un’altra nobile famiglia, i conti Cavina che la tennero anche per parte del XX secolo. Villa Laderchi si presenta perfettamente simmetrica e si articola su due livelli: il seminterrato e il piano terra. Le integrazioni costruite nel XIX secolo ospitano due locali al seminterrato e quattro sale al pianterreno e tutti gli ambienti vennero impreziositi da affresco in stile neoclassico mentre solo uno vide la mano di Romolo Liverani che dipinse romantici paesaggi. Ai rispettivi lati della villa sono presenti due costruzioni a tempietto di cui uno era dedicato a celebrare i riti di iniziazione massonica, essendo il conte Laderchi massone e filo francese e l’altro, usato come cappella. 

Il parco attuale non è fedele ai giardini originari che erano impostati in modo romantico, a causa delle distruzioni causate dalla guerra che ha causato anche la riduzione dello spazio prima di allora dedicato a questa zona.

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